“Il Veleno nell’Anima” recensito da Estelle Hunt

Ho chiuso questo libro con l’anima sopraffatta dall’emozione. Era tanto, tanto tempo che non leggevo qualcosa di così sconvolgente e maturo. In un’ Europa sopravvissuta alla Grande Guerra emergono quattro figure che incarnano, ognuna a suo modo, la speranza, la malinconia, la gioia di vivere nonostante tutto, la disillusione. La protagonista non sarà mai chiamata con il suo nome, quasi fosse un fantasma che sfiora al suo passaggio i personaggi che si succedono nel romanzo. Sarà Trachta per le compagne di collegio, signorina per la servitù, Doucette per l’unico uomo che l’amerà per ciò che è, e non per quello che ricorda. Ludwig è protagonista assoluto: avvenente e affascinante come un animale del quale incarna gli istinti, plagerà sua sorella con l’inganno e la promessa di un piacere pericoloso, come può essere solo ciò che è proibito. Il veleno che contamina l’anima dei protagonisti non nasce solo dalla morbosità di un rapporto incestuoso, bensì germoglia in un passato di indifferenza, di follia e bisogno di affetto. Ma questa storia è molto di più: è la malinconia per un passato che non può più tornare, per una generazione imputridita nel fango e nel sangue delle trincee. Tutto il romanzo è pervaso da un’aria inquieta e nostalgica, divoravo le parole con il cuore nello stomaco, fino all’ultima, sconvolgente pagina. Per poi tornare di corsa al prologo e mettere finalmente in ordine gli eventi, respirando una inaspettata ventata di ottimismo. Consigliato di cuore.

Estelle Hunt
(autrice di: Ritrovarti ancora, Emmeline, Rehab, Rebirth, Mine)

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